MUSEOTEOARTFANZINE 2020

Questo è un numero speciale di Museo Teo artfanzine [come tutti gli altri, lo so…] e non solo perché è il numero del trentennale, ma perché è la storia di Museo Teo narrata in un modo speciale, attraverso una selezione di racconti (e qualche poesia) pubblicati in questi trent’anni. Una antologia, vabbè, ma è ancora di più. È una raccolta, per quanto incompleta e non sistematica, delle immagini di chi ha fatto con noi questa impresa. Non un album delle figurine ma un ritratto collettivo. Quando abbiamo progettato questo numero per i trent’anni di museoteo+ credevamo ancora di vivere una situazione di normalità – per quanto normali si potessero definire sia il mondo reale che il mondo dell’arte – Ma gli eventi di questi mesi non potevano ovviamente essere ignorati...
Le Olimpiadi di Tokyo sono state rinviate al 2021, la Biennale Architettura del 2020 slitta al 2021 e la Biennale Arte del 2021 al 2022. Che fare con il trentennale di Museo Teo? Contrariamente al 2000, al 2010 e 2015, soprattutto, non avevamo - oggi possiamo dire con preveggenza - programmato eventi clamorosi come le mostre al Lambretto e a Macao, ma puntavamo su di una liquidità diffusa… una mostra a Londra - ma di quelle tradizionalmente casalinghe - una presentazione della rivista in una storica galleria milanese, e poi avremmo visto… e comunque, rispetto a Olimpiadi e Biennali abbiamo un punto di vantaggio: Museo Teo Arfanzine è uscita nel 1991 (anteprima del progetto alla mostra Villa Gioiosa a Cormano e presentazione ufficiale con aperitivo allo Studio Sargam di Milano e a seguire dance-party al Care Of di Cusano Milanino) e quindi possiamo festeggiare il trentennale della rivista nel 2021. Se, come probabile, non potremo festeggiare il 24 settembre 2020 lo faremo il 24 settembre 2021 oppure il 29 ottobre 2021, e magari anche prima, o dopo… chissà.

SOMMARIO
Testi di:
Giovanni Bai, Enrico Baj, Ilaria Bartolozzi, Tatiana Bazzichelli, Tatyana Bello, Marco Belpoliti e Narciso Silvestrini, Filippo Borella, Nenad Bracic,  Decio Carugati, Antonio Cilli, Sergio Dangelo, Paola Della Pergola, Luigi Fagioli, Edoardo Fontana, Luca Gerosa, Giovanni Giommi, Ariella Giulivi, Mario Gorni, Carolina Gozzini, Roberta Gragnaniello, Viviana Gravano, Luciana Guidotti, Hanka/Martina Novak, K, Ebenezer B. Hasselbaker, Luciano Inga-Pin, Matilde C, Viola Mattei, Apollonia Mazzola, Lucilla Meloni, Nicoletta Meroni, Anahita Mobarhan, Michele Munno, Marzia Nodari, Davide Maria Nuti, Alessandro Pandolfi, Nathalie Perissé, Luciana Pinto, Sabrina Ramacci, Pierre Restany, Alfredo Sala, Alessia Schiavi, Domenico Scudero, Marco Sironi, Roberta Sironi, Maurizio Telloli, Tufano, Ben Vautier, Lea Vergine, Irene Viganò, Pietro Vischi, Masa Washio, Salvatore Zingale. 

Contributi di:
Al Fadhil, Alice Bignardi, Giorgio Biffi, Nadia Boaretto, Lia Bottanelli, Enrica Bluvenusia Brandimarte, Brigata Poder Popular, Giorgio Bulzi, Nuvola Camera, Véronique Champollion, Ermanno Cristini, , Gianluca Costantini, Sandro Magos D’Agostino, Carla Della Beffa, Giorgio Faccincani, Edoardo Fontana, Gianni Gangai, Ornella Garbin, Andrea Gemignani, Stefano Gualdi, Anne Guillermou, Mario Gorni, Giancarlo Leoni, Clara Magrone, Gonaria Morittu, Giancarlo Norese, Ilaria Marzia Orsini, Federica Pamio, Vasco Petricig, Marco Philopat, Ciarlo Veneroni, Patrizio Raso, Daniele Re e gli Insensati, Rosanna Restelli, Lucia Salvan, Lorena Sireno, Bianca Tosatti, Federica Tavian Ferrighi, Mario Tedeschi Vittorio Urbani, Daniele Vertemati, Laura Viale

 
E grazie a:
Adriano Abbado, Claudio Abbiati, 

Francesca Abenavoli, Vincenzo Accame, Laura Agnoletto, Francesca Alfano Miglietti, Flavia Alman, Mauro Alpi, Egle Amaldi, 

Franca Amighetti, Marco Ammannati, Marco Time Amorini 

Amedeo Anelli, Bianca Aravecchia,

Giulio Carlo Argan, Francesco Arena, Sonia Armaniaco, Daniele Arosio, Artepassante, Alessandra Attianese, Antonio Augugliaro, Avansguardi, Michele Azzoni, Andrea Bader, Katia Bagnoli, Marta Bai, Alberto Baio, Mauro Baldessari, Ting Bao, Lorenzo Barassi, Roberta Barbieri, Paolo Barrile, Marion Baruch, Fabrizio Basso, Baubaus, Marco Bechis, Gianbattista Bedolo, Fabio Jimi Bellavite, Dario Bellini, Marco Beltrametti, Nadra Ben Fadhel, Daniela Benelli, Alessandra Bergero, Noemi Bermani, Allegra Betti Vander Noot, Diego Bianchi, Giovanni Bianchini, Luigi Billi, Matilde Bignamini, Cesare Biratoni, Roberto Boccalon, Elisa Bollazzi, Matteo Bologna, Anna Buonapace, Livia Bonetti, Carlo Bonizzi, Giovanni Bonoldi, Ettore Bordieri, Giuseppe Bordonaro, Filippo Borella, Rossana Bossaglia, Franco Brambilla, Giannetto Bravi, Brigata Es, , Liliana Broussard, Pier Piero Brunelli, Patrizia Brusarosco, Domenica Bucalo, Aldo Buscalferri, Carlo Buzzi, Carla Caccia, Marco Camera, Paolo Campiglio, Marina Candia, Alice Cannava, Luigi Cannillo, Orsola Otta Capretti, Chiara Carolei Mattia Carratello Ugo Carrega, Letizia Carriello, Angelo Caruso, Roberto Cascone, Michelangelo Casiraghi, Alberto Casiraghy, Zefferina Castoldi, Beatrice Cassinelli, Lello Cassinotti, Lidia Casti, Annalisa Cattani, Doretta Cecchi, Camilla Cerea, Andrea Cesari, Vincenzo Chiarandà, Gianluca Chinnici, Christo, Franco Ciappa, Silvia Cini, Gianluca Codeghini, Enrico Colombo, Dario Cogliati, Francesca Comisso, Paolo Consolandi, Chiara Corio, Vincenzo Coronati, Enzo Correnti, Nino Crociani, Enzo Cucchi, Carmela Dacchille, Antonio Dalla Valle, Marco De Barba, Paolo De Cesare /Massimo Luna, Roberto de Luca, Giorgio Del Basso, Gigiotto Del Vecchio, Carla Della Beffa, Alice Della Morte, Paola Di Bello, Nicola Di Caprio, Arianna Di Genova, Francesco Di Loreto, Gabriele Di Matteo, Giuseppe Di Napoli, Glauco Di Sacco, Camilla Candida Donzella, Tiziano Doria, Diana Dorizzi, Marco Druido Drusian, Marco Duò, Aldo Elefante, Anna Fabiano, Marco Facincani, Barbara Faessler, Filippo Fantini, Roberto Farina, Dino Ferruzzi, Elisa Filocamo, Paolo Finzi, Franca Fioravanti, Francesco Flamini, Davide Forleo, Duilio Forte, Andrea Andy Fumagalli, Jacopo Furla, Marianna Furlan, Loredana Galante, Alessandra Galbiati, Antonella Galbiati, Alessandra Galletta, Graziano Galli

Flavio Gallozzi, Fabio Gambaro, Christian Gangitano, Nicola Garra, Elisa Genna, Lino Gerosa, Jochen Gerz, Annalisa Ghizzardi, Beppe Giacobbe, Koula Giazitzoglou, Giada Wally Giglioli, Fabrizio Gilardi, Silvia Giorgetti, Cristina Gitti, Dahlia Giulivi, Maya Giulivi, Enzo Gozzini, Camilla, Gramegna, Elio Grazioli, Bruno Grossetti, Klaus Guldbrandsen, Nguyen Le Han, Laabid Harfouche

Dennis Hopper, Haruko Ito, Joykix Fabrizio Longo, Iovica Jovic, Claudio Knöpfli, Tosio Kojima, Giampiero Kohler, Katsuya Komagata, Yuki Kumagawa, Ronald D. Laing, Alessio Larocchi, Stefano Lavorini, Stefano Lazzari, Jean Claude Ferrua Lemalin,  

Rosa Leonardi, Nicolò Leotta, Corrado Levi, Nathalie Licciardello, Diana Meihing Lo, Matteo Lucchetti, Paolo Lumini, Macao, Valentina Maggi Summo, Alessandra Maiolo, Rina Majoli, Emanuele Magri, Greta Mangiagalli, Elisa Marchetti, Licia Martelli, Tano Masazo, Asuka Masuda, Geppino Materazzi, Andrea Mauri, Paolo Mazzo, Vincenzo Mazzitelli, Veronica Menghi, Sergio Menichelli, Claudia Mendini, Maria Teresa Meneghini, Davide Mercatali, Maria Mesch, Michelangelo jr., Yari Miele, Galleria Milano, Alzek Misheff, Anahita Mobarhan, Ottonella Mocellin, Paolo Modica, Filippo Monico, Laura Monteverdi, Fiamma Montezemolo, Sukran Moral, Rossella Moratto, Dario Moretti, Daniela Moretto, Makiko Mori, Alberto Moro, Silvia Moro, Antonio Mottolese, Chiara Mu, MuMoCa, Michele Munno, Roberto Mutti, Museo Benaki - Atene, Sabrina Muzi, Bruno Muzzolini, Tomoko Nagao, Giovanni Nahmias, Eleonora Nangano, Luca Nicosia, Gionata Nicotra, Raffaele Nobile, Luca Nucera, Matteo Olivari, Bruna Orlandi, Gianantonio Ossani, Claudia Pacchetti, Flavio Panizza, Demetrio Paparoni, Riccardo Paracchini, Antonello Parisi, Peppo Peduzzi, 

Nicola Pellegrini, Paola Pontiggia, 

Riccardo Poiret, Silvana Poiret, Gabriele Porta, Amaranta Pedrani, 

Vasco Petricig, Antonio Pezzuto, Roberto Pinto, Massimo Pitis, Paolo Pobbiati, Vera Portatadino, Clara Pozzetti, Flavio Pressato, Pia Quarzo Cerina, Sergio Racanati, Diego Randazzo, Andrea Rapalli, Gigi Re, Lou Reed, Sabine Reiff, Bruno Repetto, Anna Resmini, Pierangela Rinaldi, Bruno Riva, Guido Rolando, Gianni Rodari, Daniela Rosi, Aronne Rota, Elisabetta Rota, Gigliola Rovasino, Giovanni Rubino, Paolo Sacchi, Luca Saccogna, Urara Sakai, Danilo Sala, Nicola Scognamiglio, Franchino Salinitro, Eugenio Sanna, Stefania Sansoni, Franco Sartori, Luca Scarabelli, Matteo Schubert, Carlo Severi, Chao Shangguan, Narciso Silvestrini, Francesca Simone, Cristina Solano, Giacomo Spazio, Alessandra Spranzi, Paola Tabacco, Miki Tallone, Francesco Tedeschi, Giosanna Terrana, Beatrice Terzo, Maurizio Tomasi, Maria Teresa Torti, Bianca Tosatti, Laura Toschi, Martina Treu, Annibale Tuttofuoco, Francesca Tuttolani, Daniela Ubaldi, Enzo Umbaca, Sophie Usunier, Enrichetta Valenti, Alberto Vannetti, Agnese Veneroni, Pietro Veneroni, Gianni Veneziano, Orio Vergani, Rosanna Veronesi, Mimo Visconti, Marco Viganò, Aline Wragg Vincenzi, 

Qiao Xiao, Nemo Zaddik, Sara Zagni, Francesco Zago, Patrick Zaky, Giorgio Zanchetti, Giorgia Zandonini, Claudia Zanfi, Virginia Zini

EDITORIALE. Empatia e telepatia

 Lo dicevo qualche giorno fa a Luciana, dopo la riunione…

Mentre impaginavo la copertina del video di Luigi, Luigi mi telefonava per dirmi che aveva spedito il testo: ecco, la nostra empatia si era trasformata in quella telepatia che davo per scontata. Capire tutti subito quello che penso e farlo subito…

Stiamo imparando, dice Luciana… un po’ di pazienza… Sto finendo di impaginare la rivista: Gea ci ha dato un lavoro sulla città che scende dall’alto e quella che sale dal basso, Barbara parla di spostare il discorso dall’alto al basso  a quello dal basso all’alto… Loro si conoscono, credo, ma sicuramente non hanno comunicato in questa occasione.

Barbara e Luciana, che si sono conosciute solo l’altra sera parlano di non-luogo

Luciana parla della luna e Gerz vuole salvare la luna…

questa è la empatia che diventa telepatia...

Ci riusciremo

baci

giovanni

 

Questo è un numero speciale di Museo Teo artfanzine [come tutti gli altri, lo so…] e non solo perché è il numero del trentennale, ma perché è la storia di Museo Teo narrata in un modo speciale, attraverso una selezione di racconti (e qualche poesia) pubblicati in questi trent’anni. Una antologia, vabbè, ma è ancora di più. È una raccolta, per quanto incompleta e non sistematica, delle immagini di chi ha fatto con noi questa impresa. Non un album delle figurine ma un ritratto collettivo.

È la storia degli ultimi trent’anni – con particolare riferimento alle vicende di quel mondo un po’ strano che è quello dell’arte contemporanea – narrata, come sempre accade, secondo il personale punto di vista del curatore, che ci tiene a ricordare il potere del caso che casuale non è mai, ma nasce dall’empatia e, ci piacerebbe, dalla telepatia.

La lettera che ho scritto agli amici mentre preparavamo un numero della fanzine e una mostra in Triennale dice molto delle relazioni che sono alla base di questa storia, che è un insieme di narrazione, documenti, (poca) teoria.

Museo Teo nasce ufficialmente il 24 settembre 1990 con la mostra Sansistosei e prosegue con il coordinamento di mostre collettive, allestite nei luoghi più disparati, sia pubblici che privati; luoghi non istituzionali soprattutto, per portare l'arte al di fuori dei consueti percorsi istituzionali, renderla più accessibile ai suoi potenziali fruitori, più vicina al quotidiano di quanto non facciano gallerie private o musei statali, perché sia vissuta più da vicino, da chi la fa e chi ne gode. Rifuggendo l’asetticità del withe cube le mostre curate da Museo Teo costringono alla partecipazione, se non altro perché obbligano a discernere tra le opere della mostra e quanto appartenga allo spazio che la ospita, visto che sono per lo più spazi abitati o vissuti. E non ci piace anche la spettacolarizzazione dell’arte intrecciata al mercato – come dimostrano i recenti casi dell’opera di Bansky che si autodistrugge appena battuta all’asta o della banana di Cattelan – che non appartiene alla nostra poetica, evidentemente. Piuttosto ci piace lo spettacolo che riusciamo a mettere in piedi, si tratti di musica, teatro, ma spesso anche di azioni spontanee.

Oggi i musei sono cambiati e si sono aperti al pubblico più vario – anche se le grandi mostre con migliaia di visitatori sono più eventi commerciali che culturali, comunque benvenute se servono a diffondere l’arte, soprattutto quella contemporanea – ma solo trent’anni fa erano ancora luoghi separati dalla vita quotidiana, luoghi polverosi, come ci piaceva dire, di catalogazione e conservazione. Per questo ci siamo dati il nome di museo, specificando immediatamente la sua caratteristica principale di non avere né una sede né una collezione, e abbiamo organizzato mostre di un solo giorno, anzi di poche ore, coincidenti con l’inaugurazione, quale che fosse il luogo dove si svolgeva, come momento di socialità e, soprattutto, produzione di senso. Il museo del terzo millennio è quindi  un museo paradossale, a cui non calzano né la definizione di immateriale né di immaginario, e solo parzialmente di itinerante: non sposta mostre ma tutto sé stesso, perché fatto di eventi reali. Nasce come atto politico, anche se i temi non lo sono sempre in modo evidente (però abbiamo issato la bandiera della pace sul Duomo della Bomba Atomica a Hiroshima, e già questo basterebbe), e soprattutto come atto creativo, in buona sostanza come atto sovversivo.

In trent’anni sono evidentemente cambiate tante cose, a partire dal nome MUSEOTEO+, dal costituirsi in associazione, dall’aver cambiato la composizione dello staff, al diradarsi degli appuntamenti (uno al mese per i primi dieci anni…), ma non è cambiato lo spirito originario, così che ho recentemente coniato il neologismo MUSEOTEOSO [Agg. m/f (-osa). Di evento artistico-culturale simile a una mostra di Museo Teo, museo senza sede e senza opere (1990). Di situazione artistica relazionale al di fuori delle modalità e degli spazi tradizionali. Di evento ad alto tasso di sociabilità in contesto di spiccato significato culturale]. 

Quella che voglio/amo raccontare è la storia di questa impresa – nel senso epico, non economico – e lo vogliamo fare anche in questo caso in modo inconsueto: una storia fatta di storie, in cui perdersi nei sentieri della fantasia, ma che ci ricorda in ogni momento gli intrecci tra le persone che sono protagoniste di questa storia, per questo ricordiamo ancora i cardini di quell’arte alla fine del tempo che abbiamo cercato di praticare, sulla base del presupposto che «c’è ancora molto spazio per l'arte e la poesia, basta portare l'arte fuori dagli spazi consueti ed esclusivi, organizzare, giocare, lavorare insieme. Permettere alla creatività di esprimersi è un buon investimento». 

Prima di concludere vi voglio raccontare un sogno, che ci riporta alla reale situazione in cui ci troviamo in relazione al mondo ufficiale dell’arte: “Aveva iniziato mio fratello a creare problemi. Voleva a tutti costi inserire qualcosa nella cornice di un mio quadro che era appeso alla sommità delle scale: era un disegno un po’ surrealista degli anni sessanta, di nessun interesse – se non nostalgico – e neppure sapevo che cosa ci facesse lì, ma era lì. Quella che voleva inserire era una foto di un noto fotografo che io stesso avevo contaminato, sicuramente interessante, più interessante del disegno che voleva sostituire, ma che nulla aveva a che fare con il progetto. E poi non si era mai interessato alla mia arte: non ho mai saputo che fine avesse fatto l’unico lavoro che gli avessi regalato molti anni prima, di certo in casa sua non era mai stato appeso…  Non se ne parla, lascia perdere – devo aver detto – per favore, e in effetti se ne era andato.

Ma il problema vero si sarebbe presentato poco dopo con un primo gruppo di persone non attese, perché l’inaugurazione sarebbe stata l’indomani. Sì, erano arrivati quegli altri, quel gruppo di artisti fighetti che avrebbero forse dovuto usare quello spazio in seguito, [come era accaduto a Pisa all’Arsenale Mediceo molti anni prima e la curatrice non aveva neppure degnato di uno sguardo i nostri lavori. Anche noi eravamo trasparenti. Gli artisti veri erano i suoi… Solo la circostanza che fossi amico di Massimo B. l’aveva costretta a rivolgermi la parola].

Nel gruppo degli artisti fighetti-di-medio-livello-ma-che-se-la-tirano c’erano anche due amiche, che pure avevano partecipato alle nostre iniziative, e una in particolare, con la sua faccia da topo, era tra i disturbatori più pertinaci. [Unica reale colpa che potrei loro addebitare è di far parte di quel mondo, ma si sa che i sogni spesso svelano verità nascoste…]. Altri li conoscevo di viso o di nome, sicuramente Teo conosceva bene alcune di loro. Non conoscevo il più arrogante, grosso e manesco, con cui venni invano alle mani, e quell’altro che addirittura imbrattava alcune delle opere che erano già lì: non so chi le avesse fatte e non mi piacevano, ma comunque non si fa così… Volevamo solo allestire e invece dovevamo far uscire tutta quella gente che si era infilata dappertutto, anche nella stanza di sotto e negli spazi che non erano di nostra pertinenza. Avevano persino bevuto tutto il vino del ristoratore vicino, che però pareva aver abbozzato. Erano persino nello spazio museale che si apriva lì dietro, ecco, andate di là, verso la Biennale, protestavo inutilmente. Erano già le due di notte, che se ne andassero. Avevano persino invaso l’ufficio dell’INPS al primo piano e vedevo l’artista con la faccia di topo andarsene fiera con dei rotoli di carta da lucido”.

Sì, era solo un brutto sogno, ma mi ricordava l’atteggiamento reale di certi artisti: nessuno ha mai osato dirlo apertamente, ma Museo Teo pareva a molti un fatto un po’ folcloristico, e sicuramente fastidioso. Partecipare incrinava la loro carriera? Le scuse per non partecipare erano molte, e addirittura patetiche quelle per rimangiarsi la parola, quell’avevo scherzato di chi non ve lo dico – chissà se lui si riconosce – ancora mi fa tristezza (per lui, ovvio). Mi ricordava poi quell’editore che si scagliava contro le fanzine– all’epoca MTAF era l’unica esistente… – e che aveva citato in giudizio chi aveva fatto una rivista che perculava la sua. Altri non si erano certo fatti problemi a giocare con noi, Corrado Levi, Sergio Dangelo o Lea Vergine, per esempio. 

Ripensando a quelli che non erano brutti sogni, ma la realtà – oggi è forse addirittura peggiorata – continuo a credere che sia comunque indispensabile non perderla mai di vista la realtà, per vederla meglio. E per fare questo continuo a manipolare le immagini, non certo la realtà – per vederla e mostrarla meglio, la realtà – lievemente ma implacabilmente.  

Il percorso è irto di difficoltà, come ci ricordano anche i sogni… tuttavia continuo, ricominciando ogni volta daccapo, ma non è un ripartire da zero: come nell’agire umano ci sono l’esperienza personale precedente e l’apprendere dal patrimonio di esperienza comune. Continuo orgoglioso della nostra indipendenza e dei nostri trent’anni ai bordi e negli interstizi del sistema dell’arte. Ai bordi, mai al margine.

Ma soprattutto, come dicevo, questo numero di MTAF è dedicato alle persone che hanno partecipato a questa grande opera in continua trasformazione, a partire da chi c’era alla prima memorabile mostra – Sansistosei – sia come artista che come pubblico e poi a tutti gli artisti che in questi trent’anni hanno partecipato alle sue mostre e a chi ha collaborato alla fanzine e a realizzare gli eventi. Qualcuno non ci sarà, perché non lo abbiamo trovato, non ha risposto, non lo abbiamo cercato… molti ci hanno lasciato. La ricerca continuerà per un intero anno, al fine di ricostruire la mappa del genoma di quella che, nel numero 9 di Museo Teo Artfanzine del gennaio 1996, abbiamo definito la tribù degli artisti e dei poeti.

arte/virus

quando abbiamo progettato questo numero per i trent’anni di museoteo+ credevamo ancora di vivere una situazione di normalità – per quanto normali si potessero definire sia il mondo reale che il mondo dell’arte – e avevamo quindi pensato a una antologia di testi e una raccolta di immagini. I testi li abbiamo scelti soprattutto tra quelli che più si discostano dalla teoria e dalla critica d’arte, per privilegiare il racconto, anche dell’arte certo, in chiave quotidiana. Per le immagini abbiamo selezionato alcuni momenti significativi, le copertine della rivista e le foto di chi ha collaborato con noi: alcuni hanno risposto al nostro appello, di altri avevamo memoria nei nostri sbalestrati archivi, di altri ancora abbiamo cercato quello che la rete, FB soprattutto, ci offriva. Gran parte dei contributori, la maggior parte forse – i nomi di molti ci suonano oggi sostanzialmente sconosciuti – resteranno tuttavia nell’oblio. Quelli significativi ci dovrebbero essere quasi tutti (non si lamentino gli amici che non hanno risposto all’appello)…

Ma gli eventi di questi mesi non potevano ovviamente essere ignorati, per cui questa pagina intitolata semplicemente arte/virus, perché di “arte al tempo del coronavirus” la rete è già piena… 

Un sentito ringraziamento va a Demetrio Paparoni, che fin dall’8 marzo scriveva su FB: «Suppongo ci sia qualcuno già pronto a scrivere un libro dal titolo “L’arte al tempo del coronavirus”. Non so quale associazione mentale mi ha portato a questa riflessione osservando Otto pascolare sotto casa. Sia chiaro, a me di scrivere un libro del genere non interessa proprio. Sull’arte al tempo dell’AIDS c’è una vasta letteratura e non mancano opere mirabili (…) Un bel libro sull’arte al tempo del coronavirus potrebbe vendicchiare a beccarsi magari un sacco di recensioni (…) il coronavirus è un fenomeno troppo recente perché possa esserci già una letteratura in merito. Il mio è stato gusto un pensiero fugace, interrotto da Otto, che mi ha richiamato alla realtà: la cacca del cane va raccolta, diversamente c’è sempre qualcuno che la calpesta. A volte basta anche un cattivo libro a fartela sentire sotto le scarpe». Di un libro così non ne ho ancora sentito parlare, anche se arriverà, come ben sa Demetrio, ma di [arte al tempo del - ] come dicevo, purtroppo sì, di mostre e musei on line, che ritengo inutili anche in tempi cosiddetti normali. Sono scettico anche sulle numerosi collezioni di selfie-d’artista-con-mascherina, anche se poi ho aderito a artists' antivirus selfies archivedella Brigata Es, per la vecchia complicità che ci lega e perché comunque il selfie me lo ero già fatto. (E ho anche aderito a autoprogettazione della Galleria Milano…).  Ho copiato dalla rete un testo che mi è particolarmente piaciuto e l’opera, come sempre ineffabile, di Carlo Buzzi, lasciando a Nicoletta Meroni – solo lei ci poteva riuscire – il compito di condensare in un breve racconto lo zeitgeist dell’epoca virale.

 

 

 

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